Daniele Rocca
13 Luglio 2026
I Laziali non mollano
Organizzatori soddisfatti. Spicciariello: il boicottaggio continua. Ciapparoni: il club è appetibile.
Dopo il successo della manifestazione del 2 luglio, il popolo laziale si è ritrovato per un altro appuntamento fondamentale, andato in scena due giorni fa al Teatro Manzoni. Riviviamo quei momenti con le parole di Franco Spicciariello.
Che bilancio si può fare degli Stati Generali
della Lazialità e del momento che vive la piazza?
«Al Manzoni eravamo circa 500, sala strapiena,
con tanti laziali storici in prima fila. Il dissenso
ormai è ovunque, a tutti i livelli. E quando si
supera una certa soglia, puoi soltanto andare
avanti. Il come, però, non è ancora del tutto
chiaro».
Qual è la strada per continuare ad alimentare
l’attenzione attorno alla protesta?
«Purtroppo continueremo a non andare allo stadio,
come ha già annunciato il tifo organizzato,
ed è per questo che lo chiamiamo estremo atto
d’amore.Lancio però unappello: che non vengano
creati problemi improvvisi e inattesi sulle
trasferte. C’è la sensazione che qualcuno voglia
boicottare i tifosi che vogliono esprimersi seguendo
la squadra fuori casa. Mi auguro di sbagliarmi
Sarebbe un danno per tutti: dove ne trovavi
500, adesso ce ne sono 5000. Sono incassi e
attenzione per gli altri club, se non altro per
interesse economico».
I numeri del boicottaggio sono impressionanti.
«Senza precedenti. Su circa 30mila abbonati, i
numeri dicono che da fine gennaio in 28mila
non siano più entrati allo stadio, con l’abbonamento
già pagato. Nell’ultimo trimestre della
scorsa stagione l’Olimpico è stato lo stadio più
vuoto d’Europa. I primi dati della prelazione
parlanodi un centinaio di conferme in 24ore(tra
cui alcune automatiche legate agli sponsor, mi
dicono), vedremo il totale a campagna chiusa. E
aggiungo: sono molto curioso di sapere cosa
diranno gli sponsor. Nel calcio molti contratti
prevedono parametri legati a presenze e visibilità
Se vale anche qui, quei numeri non esistono
più. È una valutazione che non mi pare qualcu-
no abbia ancora fatto».
Il rischio è che venga scambiata per una prote sta contro la squadra.
«No, e va detto con chiarezza: è un boicottaggio
verso la società, non verso la squadra. Nessuno è
contro la Lazio, siamo tutti per la Lazio. Andare
in trasferta, spendendo soldi tra macchine e pulmini
è il segnale più forte: significa dire “siamo
vicini”. Lo stesso vale per Gattuso: chi fa il bene
della Lazio è benvenuto sempre. Speriamo davvero che ci riesca».
Come si va avanti?
«Non bisogna mollare. Sarà lunga, purtroppo. Se
non porti il boicottaggio fino in fondo, che senso
ha averlo iniziato? Non bastano quattro o cinque
partite vinte. Speriamo che il presidente capisca
che è tempo di andare oltre e che può ricavarne
anche un grande vantaggio economico. Speriamo
faccia la cosa giusta, per la Lazio, per ilaziali e
per se».
Tra gli organizzatori degli Stati Generali della Lazialità andati in scena sabato scorso spicca il nome di Alberto Ciapparoni. Abbiamo fatto con lui un bilancio di quella giornata e di ciò succederà nelle prossime settimane.
Che cosa resta della giornata di sabato?
«Il bilancio è estremamente positivo. C'era
tantissima gente: riempire un teatro da quasi
500 posti di sabato pomeriggio, in una
caldissima giornata romana, non è affatto
semplice. Anzi, direi complicatissimo. Resta
quindi la grandissima partecipazione popolare
di conseguenza, la dimostrazione plastica
della frattura esistente tra l'attuale conduzione
societaria e un popolo laziale chechiede cambiamento e svolta».
Dalla giornata è emersa anche una proposta concreta.
«Sì, quella di un coinvolgimento più importante
e schematizzato normativamente dei
tifosi nelle società di calcio. Chiediamo che
venga sbloccata al più presto la legge sulla
rappresentanza popolare nei club, ferma al
Senato».
Non è stato però un appuntamento isolato.
«Assolutamente no. È stato un passaggio
che si somma ad altri già compiuti, ma ce ne
saranno tanti altri. Gli Stati Generali proseguiranno,
con nuove forme e nuove iniziative».
C'è stato anche un risvolto politico.
«Importante. Qualche giorno fa, in conferenza
stampa, era stato chiesto al segretario di
Forza Italia, Tajani, se fosse preoccupato per
le ricadute politiche della frattura tra il popolo
laziale e Lotito, presidente e senatore del
suo partito. Lui rispose di non esserlo, spiegando
che è in cantiere una legge elettorale
con premio di maggioranza, attribuito anche
a chi prende un solo voto in più. Io
rilancio quella domanda: Forza Italia è
preoccupata o no?».
La presenza di Francesco Rocca conferma la trasversalità della protesta?
«Sì. Gli Stati Generali sono stati trasversali, e
la presenza del governatore del Lazio ne è la
prova. È intervenuto da tifoso, ma la sua
carica ha una valenza istituzionale evidente.
Un'istituzione che si dimostra vicina e capace
di ascoltare la gente è un'istituzione che
funziona bene. Al contrario, abbiamo l'esempio
di una società i cui vertici, da anni, non ascoltano».
Quali sono le prospettive future?
«Le hanno indicate chiaramente Luigi Bisignani
e Mauro Masi. La Lazio è una realtà
assolutamente appetibile. Bisignani ha usato
un'espressione forte: il re è ormai nudo.
Adesso ci sono le basi perché arrivi una
svolta. Personalmente, mi auguro che qualcuno
esca allo scoperto e si manifesti pubblicamente».
